Fonte: Il Secolo d’Italia del 21 settembre 2016

di  ALDO DI LELLO

Non voleva rispondere alla domanda di Lilli Gruber sulla convention di Parisi, nel finale della puntata di ieri sera di Otto e mezzo su La7. “Preferisco parlare di immigrazione” . Poi però Gianfranco Fini ha inchiodato l’ex direttore di Confindustria: “La pensi come Salvini o come il Partito popolare europeo?”. Troppo vaga, troppo “fredda” la proposta emersa nella kermesse liberal-popolare di Milano. Pare che l’incontro organizzato da Parisi non sia piaciuto neanche a Berlusconi. “Troppo professorale” avrebbe detto il leader di Forza Italia.

L’analisi di Fini della convention della scorsa settimana è ampiamente espressa nell’editoriale che compare sul sito di Liberadestra. “Ciò che doveva esserci – osserva Fini – ed è invece mancata è stata la chiarezza del suo progetto politico; era naturale richiamare lo spirito del 1994, ma è un po’ poco senza aggiornarlo con nuove proposte, suggestioni, analisi. Un solo esempio: secondo Parisi è ancora nel nostro interesse nazionale far parte dell’Unione europea o ha ragione Salvini che vorrebbe uscirne e tornare alla lira?”. ” Da quel che si sa -continua Fini – , Parisi non la pensa affatto come la Lega ma si è guardato bene dal dirlo per timore di rompere un’alleanza che ritiene essenziale”.

Sarà anche “nuovo” Parisi, verrà pure dai ranghi della mitica società civile, però da quello che si è visto venerdì e sabato a Milano, la sua “creatura” nasce sotto il segno del tatticismo, una pulsione irresistibile della politica italiana (di cui ora cominciano ad essere affetti persino i Cinque Stelle) che allontana sempre di più la gente dai partiti. O da quello che ne rimane.